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sabato, 03 maggio 2008

Fino a dove le colline in mezzo ai fiati,

uno scialle a ricoprirle e proteggerle

dai colpi di tosse degli angoli .

Nella vetrina l’orsetto di pezza
segue il cammino della bambina che porta
fiera l’ombrello, scarpe bagnate
e pensieri lasciati andare.

Ti luccicano gli occhi, a fluire
nelle anse racchiuse tra il tuo gomito
la mia schiena e il divano.

Rimestoli baccalà,
mantecato, con la polenta bianca.

E il rame, e l’azzurro e i bianchi
si inalberano, sorprese , noci

con vele, gherigli nascosti
dei nostri amori scoiattoli.
postato da linodigianni alle ore 09:29 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie


mercoledì, 30 aprile 2008
Mentre la fila dei locos attendeva
di guardare, sfiorare, il cadavere santificato
io dissi detesto la riga nei pantaloni, le camicie stirate
i calzini appaiati, e anche l’odore di rose dei
miracoli.

Accarezzo
un gattino per quanto io non ami
i gatti, giustamente indipendenti ed anarchici
e non voglio corromperli
amo la fiducia sempre tradita dei cani
più chiari nell’essere zio tom
o selvaggi o compagni dei giorni.

Qualcuno crede ancora che la poesia
si scriva sotto ispirazione, che le poesie le scrivano
i poeti, che le carte in cui sono raccolte
si possano poi mettere anche nei cioccolatini.

Io penso che per scrivere
non ci sia mai il momento adatto, solo la possibilità
di raccogliere flussi che passano
e ogni tanto qualcuno
rilascia una bolla, un respiro
che se sono pronto, cerco di acchiappare
come farfalla sul labbro.
postato da linodigianni alle ore 18:10 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie


giovedì, 24 aprile 2008

Nell’angolo alto dell’abside
una luce opaca copriva la figura in nero, inginocchiata

oh,miodio tu sai che ti santifico in ogni momento
lascia che queste figlie scampino all’orrenda
fine che sembra aspettarle,prendi me.
Prendi me, che ho vacillato ma resisto
nel dichiarare la mia fede nel tuo regno
Venga il tuo Regno, sul loro ferro e fuoco
spegni,signore, le ordalie
di questi barbari senza Heimat
Sparami, permettimi d’incontrare
la mia pace. Il Tuo silenzio.

Furono solo ragazze, staffette
sfamarono con qualche sorriso
tagliarono più grano.

Circonda la nostra esistenza
indegna ma ricaccia, ti prego
l’urlo il gesto e l’insidia
delle urla di morte
fa che possiamo avere
Liberazione e patria e
democrazia insieme
nella vigna dei campi del Signore.

postato da linodigianni alle ore 20:10 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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mercoledì, 23 aprile 2008

Si muove oscillante, col suo mantello
piegata in due, nasconde, svela.

E’ strega ?

No, taglia la cicoria, ascolta Bach
legge Eschilo, traduce Simon Weil,
ma.

Ma, ha scelto la mente senza frastuoni
vuole vedere crescere le radici, avere
le mani gonfie per la terra,, e la stanchezza che incanala
del corpo i torrenti inquieti.

Negli occhi si son mischiate le città
gli arrivi e partenze
ha imparato a mangiare
ubbidendo solo a dei cenni
dormire col sole calante
e prevederne i risvegli.

Ha coltivato la durezza delle pietre
per farne intima, interna
insalata.
Me ne offre di fresca,
appena tagliata, poco fa
l’ha chiamata poesia.

postato da linodigianni alle ore 22:07 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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martedì, 22 aprile 2008
Per le borse della spesa
che mi tagliano le mani
per queste gambe varicose
e nessuno che mi fa sedere.

Per i gradini troppo alti
per i semafori troppo brevi
per le code ovunque
per la paura di uscire
per la paura di stare sola
per i pochi soldi di pensione.

Per avermi dato poca scuola
per le ciocche bianche che non si coprono.

Per non aver ancora finito il vento
per non far pagare l'allegria.

Per i bambini che giocano concentrati
per il legno che combatte la plastica
e io lo vedo nell'acqua come nel cielo.


Per essere ancora capace di pensare
per essere ancora capace di pregare
anche se non son credente.

Per non avere perso
stupore, amore e maraviglia
pet tutto questo
scrivono i poeti ingenui

Perchè la poesia
non è nei libri
e i poeti, non esistono.
postato da linodigianni alle ore 12:30 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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lunedì, 21 aprile 2008
Il volo dello scarabeo

Ci vuole una grande resistenza,
e capacità
per capire cosa resta e cosa passa
cosa serve e cosa vale.

Per imparare tutto quello che ti rimane
dopo il volo di una farfalla davanti agli occhi:
l'occasione, i colori e l'essere stato lì.

Stiamo correndo da tanto,
lo sguardo sempre a terra
forse era un sasso,
o le note del flauto traverso,
cerchiamo tutto quello
che non basterà mai.

L'aria che ritorna in gola,
lo scarafaggio che passa sulle coperte
e tutto quello che i soldi
non possono comprare.

Vogliamo essere l'anello debole
che accumula speranza,
di un conto senza cambiali
di un paese senza ignoranti.

Accumuliamo distanza
con i nostri sforzi bambini
di sfregare un legno
e far crescere scoiattoli.

Dai negozianti
paghiamo il peso delle ombre
e se chiedono certificati
fotografiamo il mare.

Con queste parole strette,
che interessano quasi niente
mi sembra come d'essere a bottega
impossibile riprodurre Leonardo
ma goderne il sogno,
è già un bello svolo.
postato da linodigianni alle ore 08:49 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: poesie, poesia, poesie mie, scrittura


venerdì, 18 aprile 2008
In memoria del volo incompleto
di Giovanni Campisi, sconosciuto
trasvolatore delle Alpi della memoria..

In questa giornata tersa,
cosi improvvisa e cosi regalata
Giovanni  decise arrivato il momento.

Uno sguardo lì attorno ai soliti piccioni
al motorino appoggiato del postino
la madre e il bambino sotto l'albero e la panchina.

Uno sguardo al mare, dietro la terrazza
nascosta dalla chiesa
e la lunga scalinata
tra i vicoli ecarruggi
le processioni del '500
coi turiboli di notte.

La mano, incerta
dietro la schiena
a togliersi gli ormeggi.
Le chiavi, lasciate in terra
accanto a scarpe lise
Una specie di trapezio
su cui levarsi
d'un tratto
o fu l'uccello
o era il sudore.
Giovanni, se ne svolò
sospeso a un sigaro
a una gabbia d'ucceli aperta
a un frase d'amore incompleta
sorrise con le mani
strette dalla sua ballerina
afferrato lassù, dal trapezio
oscillante,
mia brezza,
sospesa.

postato da linodigianni alle ore 20:57 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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lunedì, 14 aprile 2008
Avevo sentito,
anche se da lontano,
l'avvicinamento del temporale
qualche sasso piccolo
contro il vetro
un mulinello di foglie secche.

Come una girandola, nella corrente  attenuata
( tra il verde il grigio pietra e un po' di blu )
sentii arrivare il bosco avanti
e rami rotti
e odore forte , fulmine e ozono.

Tu , bandierina resistente alle folate
con la testa tra i capelli e i rovi con le more
aspettavi me, per rientrare,
tana che precede l'inverno
sole sciogli ghiaccio
ghiro e gheriglio, di noi
uno.

Misi la mano sulla tua,
sentii il ritorno del silenzio.

Il cielo, l'acqua e un po' di grano
tue guance papaveri
io passero, rapace
riottoso contro
un fazzoletto di cielo

Copriva te. Copriva me.
postato da linodigianni alle ore 09:11 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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mercoledì, 09 aprile 2008
Hybris, mia

tu sai che non posso mai finire di
(pronunciare il tuo nome) pensarti
senza
che io,
( o meglio - non io
ma : il pensiero di te)
mi trasformi in albero
frondoso, verzura, ombre
e legno e uccelli, in amore.
Il suono,
del picchio
nella tua scorza
io, con parole
simili
cerco in te
(il mio nutrimento)
in movimenti
di acque arrampicate
e trai capelli, laghi alpini
tuoi, io dentro.
postato da linodigianni alle ore 21:47 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: dichiarazioni


venerdì, 04 aprile 2008
girano i cavalli
bianchi sulla giostra ferma
corre con le braccia
la bambina urla a segnare fughe
sola sulla Luna
e noi che stiamo a terra
i pianeti girano
un po' di ombra al sole
o forse ero in asse
più col tale che
faceva da pendolo
appeso al suo ultimo
lampione

cicoria, cicoriella
ruga , rughetta
se all'indietro camminerò
non mi ammalerò
 a lai da manca
fen ne vnì lourd
gnanca parlene
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giovedì, 03 aprile 2008
(uic uic uic- richiamo anatre..ad libitum)

Insidia l'indivia la cocciniglia
apre la mano al boomerang uomo
boscimane
galleggia l'anatra sul riflesso .
Ho messo in tasca il grado zero di scrittura
lebateauivre e picasò
sosto sotto l'ombra del lentisco
in attesa di
aspettando che.

Incauto acquisto,
due settimane per restituire
bambini non nati
tartarughe al traguardo
e la piuma di un
gabbiano.
Doc.

(ogni tanto sento che smuovi
l'aria, ingombrante
allora so che ci sei.
Ancora)
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categoria: poesie, poesia, poesie mie


mercoledì, 02 aprile 2008
Adesso che arriva primavera
andrò in giro con
il dragoncello e la menta.

E quando ti scapperà quel sorriso
che ha superato
le ghigliottine del tempo
io poserò i vasi in terra:

saranno
bosco
casa e odori
per trovarmi.


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domenica, 30 marzo 2008
Le anatre, in alto, sentivano il mare.
Per ora, tra i canneti, fucili.

All' annuncio
di un'aria leggera
del sale, dei salti dell'ombra
sembrò mancare poco.

In meno di un singhiozzo
retrogusto ferroso
le ali superarono il salto
la cascata invertì direzione
il prato fu  liquido.

All'abbaiare del cane
la mano a carezza
la costola del vecchio
si ruppe
un piccolo schianto
una smorfia,
un ricordo d'accatto.

All'incrocio degli occhi,
quel che resta del giorno.
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venerdì, 28 marzo 2008
Nervature in chiaroscuro
di una foglia di carta
di un barbone che dorme.

Uno zingaro brucia
opacità di un nylon
sul pesce che puzza.
nel lago piatto
del diverso che fugge.
La scimmia scende dall'albero

Rientra,
goccia.
Ritorna,
ameba.
Grido inghiottito,
indicibile
silenzio.
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martedì, 18 marzo 2008
Dentro la testa un passaggio verso
l’arcobaleno, senza la pignatta
e prima della pioggia.

Come aprire una porta
nella stanza di Parigi e
uscire a Mosca.

Per inventare i suoni
dentro il proprio corpo
foresta e pista dei cammellieri.

Da quando sono piccolo
che li aspetto, con i bagagli pronti
le preghiere mute
e lo zenit a piombo sopra di me.

Dentro la testa dervisci roteanti
usciti da un libro Sufi
rifiutano di fermarsi.

Non smettono di salmodiare
e le mie pene prendono slancio
si trasformano in pianeti
con le stelle asciutte,
con le mani piccole
con la richiesta ancora
con la misura colma..


Dentro la testa  assenza di vento
il coro delle cicale s’è fatto attento
se vuoi sapere dove dirige la corrente
se vuoi sapere il vuoto, il fermo immagine
il vero nucleo pulsante
respiro, sguardo, e la curva degli occhi
inventano adesso il mondo rotondo
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sabato, 15 marzo 2008

Bisacce

Sono venuti fino qui,
a piedi, con le bisacce a tracolla
un poco di formaggio, il pane
le melanzane sottolio.
Il coltello per i fantasmi
il sorriso per le parole strane,
una bevuta di vino per avvicinare la notte 
un pezzo di muro per risentire le voci.

Sono stati a lungo incerti
se restare o ripartire
e ogni anno gli cambiava le parole
e ogni figlio gli cresceva le radici.

Hanno smesso il fumo
hanno tagliato i baffi
il coniglio ha finito di scappare
tra le mani che tagliavano la gola
il forno l’hanno chiuso
e Rusunella non sta piu sulla
seggiola fuori alla porta.

E’ finito il tempo delle maschere
della Commedia dell’arte
del paese dei cento campanili.
Oggi i figli si vestono
come mafiosi italo-americani
e i padri girano armati nei Suv
la madre non esce senza abbronzatura
e la tragedia della figlia
è di non avere nessun futuro in televisione.

Io per me sono al dormitorio pubblico,
mi danno qualcosa da mangiare
parlo con Said e Thierry
e posso finire di leggere
tutto Pavese.

La bomba è gia caduta, marcondiro n dero
la bomba è già caduta marcondiro n dà
ci salverà qualcuno
ma chi lo sa?
ci salverà qualcuno
che la viola da gamba
imparerà.

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mercoledì, 12 marzo 2008

Un albero storto, dai rami calcificati
un barattolo incrinato
pieno di ammacchi.
Acqua, scorre,
il bicchiere è colmo
non trattiene
lo sgomento.

E mentre lo spazio della piazza
si apre sempre più
e la gente scompare
e ascende la nebbia
un uccello
un singolo canto
mi trascina con la testa
e con gli occhi
attaccato a una foglia
per imprimermi
nei particolari, nei colori, nelle ombre,
nelle pause, nelle domande
tutti
i problemi della vita delle formiche
loro
con un sole e una luna
troppo grandi
per pensarsi uomini.

Marzo 2008


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martedì, 11 marzo 2008

Mentre mi facevo la barba
guardavo la schiuma compressa
pensavo alla tua collega
ci avevi litigato
poi preso le distanze.
Mi avevi detto che

era stata campionessa di nuoto
e che adesso, senza capelli,

lottava contro un male chiaro.
Poi mi hai detto che non
ce l’ha più fatta
ad arrivare a nessun traguardo,

ad aspettarla due figli
e un marito.

Mente mi radevo
la lama sottile divideva
il mondo tra i vivi e i morti

e tu mi parlavi
dicevi che non ti bastava
una vita sola
che la prima doveva essere di prova
ma quella vera, era meglio dopo.

Io non stavo bene, non avevo digerito
ero stanco, mi dovevo fare la barba
era notte, avevi lavorato 16 ore
eravamo distanti
ma adesso insieme.

Abbiamo bisogno delle notti
da riempire insieme di
pozzanghere in cui bagnarci
correndo come gagni malefici
mentre io te
mangiare bere uomo donna.

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